la cura

In questi giorni mi sono sentita abbastanza persa, mi sembrava che la mia vita stesse semplicemente scorrendo senza però seguire una corrente precisa. E allora ho provato a pensare quale fosse quell’obbiettivo per il quale voglio impiegare la mia vita, quale fosse quel desiderio che indirizzerà le mie scelte future. C’è una cosa che più di qualunque altra fa parte di me e  mi rende immensamente felice: guardare la luce che c’e dentro le persone.  Credo profondamenete che “non esiste l’io senza il tu” ed io, è proprio nell’ascoltare gli altri, nello stare con loro, nell’aiutarli, che imparo a conoscere meglio me stessa. Nella vita voglio fare questo: prendermi cura delle persone. Voglio fare questo perchè in primis mi fa stare bene e in secondo luogo, perchè so quanto a volte la solitudine faccia paura. Essere in solitudine non vuol dire essere soli. Tu puoi essere anche circondato da tante persone fantastiche che ti amano, ma non è detto che la solitudine non ci sia. La solitudine consiste nel non sentirsi capiti o meglio, nel pensare che gli altri non capiscano. La solitudine è avere un mondo dentro di noi, che abbiamo paura di raccontare e affrontare. Nella mia vita la solitudine come anche la malinconia è stata una compagna costante, entrambe mi hanno dato tanta bellezza quanta sofferenza. Per quanto le mie amiche mi conoscono bene e per quanto io abbia tolto con loro ogni maschera, ci sarà sempre una parte di Sofia che non potranno leggere. Non perchè io non voglia, ma è come se a volte scrivessi pagine di me che in qualche modo, non ho la forza di pubblicare. Proprio per questo penso che l’altro sia necessario , e l’altro non può essere uno chiunque, l’altro deve essere una persona disposta a mettersi nei tuo panni, è qualcuno che ha voglia di conoscere il tuo mondo, che ti incita a pubblicare quel libro e che vorrebbe scrivere delle pagine insieme a te. Essere l’altro è un compito difficile, ma il mio obbiettivo è poter diventare quella persona. E magari un giorno chi lo sa, troverò anche io qualcuno capace di prendersi cura di me.

Autore: sohoko

poesie e pensieri che mi passano per la testa

9 pensieri riguardo “la cura”

      1. In realtà sì, ma quando ieri sera ho letto l’articolo non potevo commentare come si deve e quel “parliamone” era più un promemoria per me… Vado per punti ok?
        – La solitudine.
        Ho passato tutta la vita ad avere paura di restare solo e solo recentemente ho smesso, quando ho capito che la solitudine è, molto spesso, uno stato mentale.
        Spesso dico (dicevo, pre-covid) che “in casa mia ci sono, spesso, molte persone, ma nessuno entra in casa mia da tanto”.
        Ti link questo, dimmi cosa ne pensi, è la cronaca di quando l’ho capito: https://bloggolo.it/2020/07/20/giuseppe-spagnuolo-una-risposta-accettabile-ad-una-vecchia-stupida-domanda/
        – La cura.
        È bello che vuoi prenderti cura delle persone, ma la domanda è se quelle persone vogliono qualcuno che si prenda cura di loro o se vogliono che sia proprio tu a farlo. A volte dimentichiamo che esistono anche gli altri, persi nel nostro bisogno di essere altruisti. In quel senso diventiamo egoisti: facciamo del bene perché ne abbiamo bisogno. Sono certo che non è il tuo caso, ma spesso avviene.

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      2. per quanto riguarda il capitolo solitudine, mi ricordo che avevo letto il tuo articolo in proposito e devo dire che Giuseppe non poteva darti risposta migliore. Una volta sono stata a una conferenza di Ivano Dionigi e mi ricordo che disse questa frase: “ciascuno segua il filo che tira le redini della propria vita e poi tutti insieme potremo tessere una grande tela”. Credo che se uno è in grado di vivere la vita con profondità e non in modo superficiale, si renderà conto di non essere solo, perchè ogni cosa che facciamo è un’occasione per rapportarsi con altro da noi. Il problema è appunto riuscire a esternare il nostro percorso personale, riuscire a condividere le nostre storie, perchè purtroppo molto spesso a chi è dall’altra parte (detto schiettamente) non frega un cazzo. Ed è vero quando si dice che gli amici non si possono contare sulla punta delle dita, perchè di persone disposte veramente ad ascoltare e a condividere, ce ne sono davvero poche e dobbiamo tenercele strette.

        Per quel che riguarda il secondo punto capisco il tuo ragionamento e sono d’accordo. Molto spesso vediamo gli altri come qualcosa che serve a colmare un nostro vuoto, e credo non ci sia cosa più sbagliata. Tanto è vero che una delle frasi “romantiche” che più non sopporto è: “io ho bisogno di te”. L’altro non deve essere qualcosa da possedere, non deve essere qualcosa per colmare una tua mancanza ma una persona di cui rispetti la libertà e i sogni. Se si vuole davvero bene a qualcuno, l’unica cosa che ti importa è che questa persona sia felice. Molto spesso le persone mi hanno suggerito di fare la psicologa. Ma io non ho mai voluto proprio per quello che dici tu “certe persone vogliono qualcuno che si prenda cura di loro e non che sia proprio tu a farlo”. Per quanto la psicologa sia un lavoro importante, non è quello che vorrei fare io. A me piace prendermi cura di persone con cui ho un legame, che mi chiedono di stargli vicino perchè è proprio con Sofia che vogliono parlare. Se io dovessi essere psicologa banalmente saprei di avere a che fare con “un paziente”, con una persona che magari non vuole essere manco lì. Comunque si, a me piace badare agli altri perchè da una parte mi viene naturale aiutare chi amo, dall’altra perchè è qualcosa che mi fa crescere.

        Comunque ho apprezzato le tue riflessioni, grazie per averle condivise🤗

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      3. Ti dico cosa sto vivendo in questo periodo: mi sono dedicato per tutta la vota agli altri, col risultato che ho spesso dimenticato di farlo con me stesso. Con gli anni ho notato che esserci sempre vuol dire che gli altri si aspetteranno che tu ci sia sempre e che ti daranno troppo spesso per scontato. Ora sto cercando di pensare più a me stesso e “gli altri”, per un po’, possono farsi pensare dagli altri…
        Mi dispiace molto essere così cinico, non lo ero fino a poco tempo fa, ma troppe volte mettere gli altri come titolari mi ha costretto in panchina e non sono più disposto ad accettarlo.
        La domanda è: e se la solitudine fosse una strada per prendersi cura di se stessi?

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      4. Rispondendo alla tua domanda ti dico che per me è così. Arrivare ad accettare la propria solitudine credo voglia dire aver imparato ad amare se stessi e questo, spesso, è un percorso che dura tutta la vita. Io personalmente in questo periodo penso di aver imparato a convivere con la solitudine e a prendermi cura di me stessa. E proprio per questo prendendomi cura delle persone, vorrei che imparassero ad apprezzare loro stesse come le apprezzo io, e a cavarsela anche senza di me. Perchè alla fine è proprio grazie alle persone che incontriamo, alle esperienze che facciamo, che impariamo a vivere. Comunque secondo me non sei cinico, è facile dimenticarsi di se stessi ma l’importante è ritrovarsi sempre.

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