su un letto di fiori

Fin da bambina credo di essere stata una persona abbastanza particolare. Non che mi reputassi fuori dalla norma o stravagante, semplicemente c’è sempre stato nel mio atteggiamento qualcosa di insolito, che spesso mi ha fatta sentire incompresa. A distanza di anni, ho capito che cos’è. Mentre leggevo su un letto di fiori di Banana Yoshimoto, c’è una frase, pronunciata dal nonno delle protagonista, che mi ha particolarmente colpita: “siamo esposti ogni giorno a una sorta di trappola che ci spinge a diventare qualcosa di diverso. Resistere non significa soltanto restare come siamo. Se così fosse, tutti sarebbero capaci di fare ciò che faccio io. Per ognuno di noi il “diverso” è, per l’appunto, diverso. La tentazione si insidia proprio là dove custodiamo la parte migliore di noi, e ogni giorno facciamo qualcosa di leggermente “diverso”, come se prendessimo in prestito dieci yen, poi cento yen per volta. Senza rendercerne conto ci spingiamo troppo in là e succede qualcosa che non ci saremmo mai aspettati, mentre ciò che realmente desideriamo ci arriva solo dopo moltissimo tempo”. Ecco, credo che la cosa che da sempre mi ha caratterizzata sia il resistere alla tentazione del diverso, il rimanare fedele a me stessa. Non che io non sia cambiata o abbia seguito un unica linea definita nella mia vita, semplicemente non sono scesa a compromessi su chi sono, solo perchè me lo chiedevano gli altri. In un certo senso ho sempre avuto una natura un po’ controversa che andava da un modo di fare abbastanza bambinesco, sincero, folle a un carattere più malinconico, pacato e introverso. Non ho mai nascosto questa mia natura ambivalente nè tantomeno ho avvertito l’esigenza di cambiare. Sono sempre stata bene con tutti e mi piacevo. Tuttavia crescendo, ho iniziato a vedere in più situazioni che questo mio carattere non si omologava a quello che le persone si aspettavano da me, e questo mi ha portato ad avere sempre meno fiducia in me stessa. In particolare mi vengono in mente tre espisodi, in periodi abbastanza ravvicinati della mia vita. Il primo riguarda mia madre. Io e lei per un lungo periodo della mia adolescenza abbiamo avuto un rapporto abbastanza conflittuale, dato dal fatto che entrambe non eravamo in grado di accettare il modo diverso con cui gestivamo le nostre vite. E appunto durante il periodo delle scuole medie mi sono state rivolte diverse critiche, da parte sua, sul mio modo di fare, che lei riteneva sbagliato perchè non si omologava a quello della maggior parte delle mie coetanee, e sul fatto che frequentassi sempre le stesse persone. Insomma quello che voleva penso fosse una figlia del genere Mean girls o cose simili. Il secondo episodio risale sempre alle medie e riguarda una persona che chiameremo T. Questa persona, con la quale trascorrevo la maggior parte delle mie giornate, di punto in bianco mi disse che il mio modo di fare era strano, “pazzo” e che secondo lei avrei dovuto essere più atteggiata. Credo che lei, a differenza di mia madre, avesse in mente per me un personaggio più alla Gossip Girl, ma poco cambia. E dopodichè T, nel corso di quel periodo, si è allontanata da me per iniziare la sua nuova vita nell’ elite dell’Upper East Side (ha iniziato a uscire con gruppo di persone la cui attività più eclatante consisteva nel bere alcolici nel boschetto del paese). Ovviamente a causa di questi consigli non richiesti, ho sofferto molto, anche perchè non mi erano state dati dalla bulletta della scuola o cose così, ma da due delle persone più vicine a me. Questo ha comportato una notevole sfiducia in me stessa e anche una sorta di chiusura. Se prima infatti esternavo sempre il mio carattere, ora lo riservavo solo alle persone a me più care. E per tutti gli altri, credo che invece risultasse pressochè impossibile leggermi. Nonostante questo però, continuavo a essere consapevole di una cosa: sarei rimasta fedele alla mia essenza. Non mi interessava essere un certo tipo di persona solo per compiacere gli altri (perchè alla fine era di questo che parlavano T e mia madre), anche se era la direzione più facile. Non avrei scelto il diverso. Nell’estate della seconda superiore poi ho conosciuto una persona, che chimeremo C, con la quale è successo qualcosa di un po’ insolito. Nonostante la scarsa conoscenza di questa persona sono riuscita a mettermi a nudo, mostrando senza timore quello che sono. Credo che tra le varie cose, sia questo uno dei motivi per cui mi sono innamorata di C. In lui c’era qualcosa che mi spingeva ad essere pienamente sincera. Dopo circa 2 anni da questo incontro, è avvenuto il terzo episodio, che dovevo raccontare. Proprio C mi ha giudicato dall’alto in basso per il mio modo di essere, mi ha sminuita e infine ridicolizzata. Questo è stato davvero un brutto colpo per me… ma poi sono risalita, più forte di prima. Ho ricominciato ad aprirmi facilmente, a riacquisire fiducia in me stessa e ad amarmi come non mai. Credo che tutto questo sia stato possibile solo perchè nonostante tutto, non ho mai messo da parte la mia natura per compiacere gli altri o per rientrare in certe categorie. E infatti, come dice il saggio nonno, ciò che più desideravo mi è arrivato dopo tanto tempo, proprio perchè sono riuscita a custodire la parte migliore di me. E se fossi scesa a compromessi su chi sono, probabilmente non avrei tutte le cose belle che ho ora. Ripensando a questa storia credo che ciò che mi ha fatta più soffrire, sia stato che proprio le persone che più amo, sono quelle che non mi hanno capita. Queste persone oggi (fuorchè C con cui ho tagliato i ponti), a distanza di anni, credo che siano riuscite a comprendermi e penso sia per questo che mi hanno chiesto scusa. Anche se non lo avessero fatto, non avrei serbato rancore verso di loro. Le avevo già perdonate, e ancora oggi, le continuo ad amare allo stesso modo. Credo che alla fine una delle cose più difficile sia capire sè stessi e gli altri. Proprio per questo ritengo sia importante dare fiducia alle persone, offrire a tutti la possibilità di conoscerti e a tua volta essere disposto a conoscere. Perchè infondo è vero, la vita è dura, difficile, piena di sofferenze. Ma si deve vivere come su un letto di fiori, qualsiasi cosa ci dicano gli altri, anche se non dovessero comprendere.

Autore: sohoko

poesie e pensieri che mi passano per la testa

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